LA SCOLIOSI: RICONOSCERLA PER PREVENIRLA

 

Il problema delle deformità vertebrali nei bambini e negli adolescenti è diventato nel corso degli anni sempre più diffuso. Sempre più numerose sono anche le figure professionali che segnalano allo specialista l’esistenza di asimmetrie riguardanti la schiena. Fra queste vi sono, oltre ai genitori, i pediatri, i medici di medicina generale, gli insegnanti, i preparatori atletici, i maestri di musica. L’incidenza in Italia varia a seconda delle statistiche da 0,25% al 4%, con prevalenza di 4:1 nel sesso femminile nelle scoliosi comprese fra 25° e 30°, mentre il rapporto diventa di 7:1 nei confronti dei maschi nelle scoliosi oltre i 30°.

 

Cos’è la scoliosi?

Si definisce “scoliosi” una curvatura della colonna vertebrale che nel periodo di accrescimento scheletrico va deformandosi in maniera più o meno importante nei tre piani dello spazio. Diversamente gli “atteggiamenti scoliotici” sono curve senza deformazioni vertebrali (in quest’ultimo caso si parla di una colonna vertebrale normale mal posizionata) che riconoscono cause differenti.

 

Quanti tipi ne esistono?

Nel 20% le scoliosi sono congenite, da malformazioni vertebrali o toraciche, oppure secondarie ad altre malattie (neuromuscolari, metaboliche); l’80% dei casi è rappresentato dalla scoliosi idiopatica, ovvero senza un’apparente causa. Oggi si sa che la forma idiopatica si trasmette geneticamente: sono state individuate, infatti, alterazioni del gene CHD7 e del MATN1 ed altri sono oggetto di studi in tal senso.

 

Come può essere diagnosticata?

Per individuare i segni iniziali di una scoliosi basta fare il cosiddetto “test di Adams”. Si fa flettere in avanti il bambino con mani giunte e con arti inferiori ben estesi: la presenza di un gibbo a livello toracico o di una analoga sporgenza (salienza) a livello lombare, fa sospettare la presenza di una scoliosi. Per documentarla bastano due radiografie dell’intera colonna in posizione eretta, una in proiezione frontale e una in laterale, dalle quali è possibile ricavare tutti i dati che, insieme a quelli rilevati durante la visita e il colloquio anamnestico, serviranno allo specialista per proporre un programma di cura o semplicemente un monitoraggio.

 

Come può essere trattata?

Una delle caratteristiche della scoliosi è quella di essere evolutiva, ma per fortuna questo avviene nel 10% dei casi. In un altro 0,1-0,3% si rende necessario il trattamento chirurgico. La cura della scoliosi inferiore a 25° si giova della sola fisioterapia, mentre le forme da 25 a 40°, considerate evolutive, vanno trattate con i busti in associazione alla fisioterapia. Il trattamento chirurgico è indicato per le forme che superano i 40°. Dopo tale limite, infatti, l’instabilità meccanica sarà causa di una progressiva evoluzione anche in età adulta, benché più lenta rispetto al periodo puberale.

 

Quali sono gli sport che possono essere praticati nei pazienti con scoliosi?

Non si nega né lo svolgimento di attività sportive in generale né la pratica dell’educazione fisica scolastica in ogni fase del trattamento perché offrono al paziente scoliotico vantaggi psicologici, neuromotori ed organici generali. Lo sport non deve essere prescritto come un trattamento per la scoliosi idiopatica e il nuoto non deve essere usato come terapia.  Nelle forme ad alto rischio di evolutività vanno evitate, invece, alcune attività agonistiche, compreso il nuoto, molto mobilizzanti per il rachide.

 

Come combatterla? 

Dal momento che non è possibile prevedere l’insorgenza della scoliosi, la migliore prevenzione è riconoscere precocemente la malattia. Per fare questo è sufficiente che tutti i bambini siano sottoposti a controllo da parte del pediatra almeno una volta all’anno fino ai 10 anni, una volta ogni 6 mesi  invece dopo i 10 anni. In questo periodo di crescita puberale, infatti, appare decisamente aumentato il rischio di comparsa e di evoluzione della scoliosi. I casi sospetti andranno segnalati allo specialista. Sembra questo il sistema più efficace per evitare di trovarci di fronte a forme gravi già alla prima osservazione.

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